Pranayama: che cos'è e come si comincia
· Sereno
Il pranayama è la pratica del respiro nello yoga: una serie di tecniche in cui si allunga, si rallenta o si trattiene il respiro secondo schemi precisi, di solito da seduti e a occhi chiusi. Non è respirare profondamente a caso: ogni tecnica ha un conteggio, una durata e un motivo, e si impara una alla volta.
Il nome unisce due parole sanscrite: prana, il respiro inteso come l'energia che anima il corpo, e ayama, che significa estendere. La traduzione corrente, controllo del respiro, è più stretta dell'originale: l'idea non è comandare il respiro, è dargli spazio.
Sereno, presto su App Store
Le regole che valgono per tutte le tecniche
- Da seduti, con la schiena lunga. Su una sedia va benissimo, con i piedi a terra. Sdraiati si pratica solo quando la tecnica lo prevede.
- A stomaco non pieno. Almeno due ore dopo un pasto, perché il diaframma ha bisogno di spazio.
- Dal naso, salvo quando una tecnica dice il contrario.
- Senza forzare mai. Se il respiro successivo è affannato, il conteggio era troppo lungo: il pranayama fatto bene non lascia debito d'aria.
- Poco e spesso. Cinque minuti al giorno costruiscono più di mezz'ora una volta a settimana.
- Si chiude lasciando andare. Qualche respiro normale alla fine, senza schema, prima di alzarsi.
La regola numero quattro è quella che le persone ignorano, ed è l'unica che può far finire una pratica con il capogiro.
Da quali tecniche si comincia
- Il respiro addominale. Una mano sulla pancia, si impara a far muovere quella e non le spalle. È la base di tutto il resto.
- Il respiro in tre tempi, che riempie pancia, costole e petto nell'ordine e svuota al contrario.
- L'espirazione lunga, in cui si espira per il doppio del tempo dell'inspirazione. È la tecnica che calma di più e la più difficile da sbagliare.
- La respirazione a narici alternate, in cui si chiude una narice alla volta con le dita. Si impara dopo le prime tre, e va mostrata da qualcuno.
Le tecniche con ritenzione del respiro e quelle rapide arrivano molto più tardi, con una guida, e non sono il posto da cui partire.
Quando praticare
Al mattino il pranayama sveglia la testa senza accendere il corpo, e si abbina bene a una pratica del mattino breve. Alla sera l'espirazione lunga è la tecnica più utile, perché rallenta senza sforzo.
Prima di una lezione di movimento funziona come preparazione, e dopo funziona come chiusura. L'unico momento che non funziona è subito dopo mangiato.
Quanto serve praticare per sentire qualcosa
Cinque minuti al giorno per due settimane bastano per accorgersi della prima cosa: che il respiro normale, fuori dalla pratica, è più lento di prima. Non è un risultato spettacolare e per questo è credibile.
Quello che il pranayama non è: una terapia. È una pratica di benessere, e se stai pensando a un disturbo mentre leggi, la persona da sentire è il tuo medico, non un video.
Dove sbagliano quasi tutti all'inizio
Allungare il conteggio troppo presto, perché sembra una misura di bravura. Non lo è: un conteggio corto tenuto con calma vale più di uno lungo tenuto a fatica.
Praticare con la schiena curva, che toglie spazio al diaframma e rende tutto più difficile. E praticare in piedi o camminando, che va bene per il respiro consapevole ma non per il pranayama vero, dove la posizione ferma è parte della tecnica.
Una pratica breve da cui partire
Siediti e fai dieci respiri normali, solo per sentire dove arriva l'aria. Poi passa venti respiri con la mano sulla pancia, facendo muovere quella e non le spalle. Poi cinque minuti di espirazione lunga: inspira contando fino a quattro, espira contando fino a otto, e se otto è troppo scendi a sei.
Sono sette o otto minuti in tutto e contengono già le due tecniche su cui si regge tutto il resto. Ripetila ogni giorno per due settimane prima di aggiungere qualsiasi altra cosa, e tieni il conteggio più corto di quanto potresti.
Domande frequenti
Il pranayama si può fare tutti i giorni?
Sì, ed è la frequenza in cui funziona meglio: cinque o dieci minuti quotidiani costruiscono più di una pratica lunga ogni tanto. Le tecniche con ritenzione del respiro sono l'eccezione, e vanno fatte con una guida e meno spesso.
Pranayama e meditazione sono la stessa cosa?
No. Nel pranayama fai qualcosa al respiro, con un conteggio; nella meditazione il respiro resta com'è e il lavoro è dove metti l'attenzione. Nella pratica tradizionale il pranayama viene prima, come preparazione.
Quanto deve durare una pratica di pranayama?
Da cinque minuti per chi comincia fino a venti o trenta per chi pratica da tempo. Una pratica guidata di mezz'ora non è lunga perché la tecnica è lunga, ma perché prevede un ingresso lento e una chiusura altrettanto lenta.
Posso farlo se ho il naso chiuso?
In quel caso rimanda le tecniche che richiedono il naso, incluse le narici alternate, e resta sul respiro addominale a bocca socchiusa. Forzare un naso chiuso non allena niente.
Il pranayama in Sereno
In Sereno il respiro è un percorso a sé, con pratiche da seduti filmate per intero e guidate dalla voce di Giulia, in italiano, che conta i tempi al posto tuo. È il tipo di pratica che funziona meglio guidata che letta, perché con gli occhi chiusi un conteggio scritto non serve a niente.
La libreria delle lezioni è qui: Sereno.
Sereno, presto su App Store